La falconeria è praticata ininterrottamente da diversi millenni ed è comunemente intesa come una forma di caccia, tuttavia il suo significato e la sua essenza vanno ricercati ben oltre questa definizione.
La falconeria è qualcosa di molto più complesso e profondo che travalica il solo aspetto esteriore venatorio e ludico.
E’ un’attività antichissima, praticata da una moltitudine di popoli da oriente a occidente, ed è fortemente sedimentata nella cultura, nelle tradizioni e nella storia dell’uomo. Per questo è riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell’Umanità.
Federico II di Svevia, ancora oggi, dopo otto secoli, è il personaggio simbolo della falconeria nel mondo occidentale.
Era un uomo colto e al di fuori del comune, Re e Imperatore, con possibilità infinite e inimmaginabili ai nostri tempi, che poteva fare e disporre di ogni cosa.
Sicuramente aveva mille impegni e distrazioni ma, ciò nonostante, ha impegnato e dedicato molto tempo della sua vita alla falconeria, praticandola e amandola tantissimo.
Maestro in quest’arte, Federico II ci ha anche lasciato un trattato capolavoro, il De arte venandi cum avibus, che ancor oggi tutti i falconieri leggono e che ha fatto la storia della falconeria e non solo.
Federico II ha interpretato e spiegato la falconeria come una disciplina che tratta sì di scienza ma che suggerisce anche comportamenti morali ed etici, che richiede un’applicazione costante e che di riflesso, per il falconiere, diventa un modo di pensare e agire, una forma mentis trasferita anche nella vita quotidiana.
Quello che deve essere veramente domato non è l’animale selvatico ma ” l’umano selvatico ” con la sua impulsività perchè in questa disciplina non serve la forza ma la finezza e il raziocinio, quindi è il falconiere, l’Uomo, che deve addestrarsi-educarsi all’arte per comportarsi poi nel modo giusto rispetto ad essa.
Ai tempi di Federico la Falconeria era considerata un’arte formativa perché insegnava ad essere pazienti, controllati, perseveranti, a prendere decisioni velocemente e anche ad essere lungimiranti e pensare strategicamente, a lungo termine.
Il falconiere doveva essere diligente, scrupoloso, sincero e leale per ammettere e capire i propri errori e poi riuscire a correggerli.
E’ così ancora oggi.
La falconeria è una forma di espressione artistica, un gioco per la mente, necessita di creatività e abilità per essere eseguita bene, richiede impegno e concentrazione e racchiude in sé un forte senso estetico e simbolico.
Molti sono gli elementi che devono confluire in modo armonico.
Non si tratta di predazione fine a se stessa ma di una concertazione di tecnica ed estetica per riuscire ad apprezzare al meglio le stupefacenti potenzialità della natura, uomo compreso.
La falconeria non serve a nutrire il corpo ma l’intelletto, tant’è che nel suo periodo d’oro si praticavano molti voli ( l’azione del falco a caccia si dice volo ) anche su prede non commestibili alla sola ricerca della bellezza e spettacolarità di questi voli.
La cattura della preda quindi non è l’unico scopo ma è il premio per un’azione ben eseguita e in questo gioco il premio, inteso come giusta conclusione, può essere meritato e conquistato anche dalla preda che con abilità e astuzia riesce a fuggire, non c’è differenza tra il predatore e la preda, entrambi hanno pari dignità e valore. Lo spettacolo è anche questo.
La falconeria non è uno sport e non è un hobby, ma è una disciplina molto complessa che coinvolge, impegna e dirige gran parte della vita di chi la pratica.
Per questo è da sempre, per definizione, considerata un’arte.
La falconeria è una formidabile macchina del tempo che funziona per davvero. Chi la pratica sa che si sta confrontando con il tempo e con la storia, sa che ripete gli stessi gesti, vede le stesse scene, ha pensieri simili e prova le stesse emozioni che provavano altri uomini che vivevano in un tempo e in un mondo diverso, sa che il mondo è cambiato ma sente che l’Uomo non è estinto.